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Lucignano

Museo Comunale di Lucignano

Lucignano

Introduzione

Il Museo di Lucignano, inaugurato nel 1984 nei locali dell’antica sede del Tribunale nel Palazzo Comunale, oltre ad esporre opere di arte sacra del XIII e del XVIII secolo offre, negli stessi spazi fisici, uno splendido spaccato di storia locale.

L'opera principale del Museo è il grande reliquario di S. Francesco, in argento, rame dorato e smalti, detto "Albero d’oro", realizzato tra il 1350 ed il 1471 da orafi aretini e senesi, testimonianza unica di devozione popolare, nonché uno dei massimi capolavori dell'oreficeria italiana.

Approfondimento

Il Palazzo Pubblico, attualmente sede del Municipio e del Museo Comunale, sorge a contatto con il complesso di San Francesco, nel centro geometrico e ideale di Lucignano.

L’area - cuore politico e spirituale del paese - comprende l’ex convento, la Chiesa di S. Francesco, l'ex oratorio del Corpus Domini (ora Sala Marini), la Chiesa del Crocifisso e la Torre delle monache.

Probabilmente il Palazzo fu costruito alla fine del ‘200 e rifatto nel secolo successivo, forse dai Fiorentini dopo il 1353.

I locali sede del Museo erano un tempo adibiti a prigione e ad amministrazione della Giustizia: nella cosiddetta Sala del Tribunale, sala principale del Museo, è presente un importante ciclo di affreschi di personaggi (uomini e donne) illustri che vuol essere di monito ai Cancellieri e Priori del Paese attraverso anche le numerose iscrizioni (la prima, al centro della parete d’ingresso recita: “...ODITE L’ALTRA PARTE...”)

Al centro della Sala del Tribunale è collocato, dal 1984, il grande reliquiario (alto cm 260 e largo cm 90) in forma d'Albero, conosciuto come Albero d'oro o Albero di S. Francesco o Albero di Lucignano. L'Albero d'oro fu realizzato nel corso di due secoli (XIV e XV) per conservare le reliquie dei santi francescani e della Croce di Cristo. Tra i reliquiari fitomorfi l'Albero di Lucignano è un unicum insuperato di oreficeria medievale. Il grande reliquiario accompagna da secoli la vita dei lucignanesi, e fa tutt’uno con il mistero dell’amore, copia esso stesso di quell’idea di amore (divino) che la comunità lucignanese volle tradotta nell’opera quando la commissionò agli artisti/artigiani che lo eseguirono tra il ‘300 e ‘400.

La Sala del Tribunale è il fulcro del Museo ed insieme summa della storia politica e religiosa del Paese. La sua piena accessibilità è pertanto elemento essenziale della visita a Lucignano.

Gli affreschi rimandano alla storia politica e artistica di Lucignano e presentano richiami evidenti al ciclo dipinto da Taddeo di Bartolo nell’Anticappella del Palazzo Pubblico di Siena tra il 1408 ed il 1414.

I personaggi furono affrescati nell’arco di circa cinquant’anni (la data più antica è 1438, l’ultima leggibile 1479), commissionati dai Priori che si sono succeduti alla guida del Comune di Lucignano. In questo periodo il paese, che fu libero Comune solo per breve tempo, era passato sotto il dominio di Siena, dopo avvicendamenti che l’avevano sottoposto a Firenze, Arezzo, Perugia (dalla quale ebbe in dono il Grifo rampante, d’oro in campo rosso, stemma di Lucignano) e nuovamente sotto Siena, godendo si un periodo di relativa pace.

Tutti i cancellieri che commissionarono i dipinti furono uniti da uno stesso progetto politico caratterizzato dall’influenza di Dante e dalla sua idea di giustizia, in particolare il riferimento all’antica Roma quale modello da seguire. Molte delle iscrizioni che accompagnano le immagini del ciclo sono infatti tratte dalla Divina Commedia e questo rende gli affreschi un unicum tra quelli che ci sono pervenuti.

Il Museo, negli anni successivi all’inaugurazione dell'attuale sede (1984), è stato oggetto di azioni di riprogettazione e restauro delle opere, fino al completo riallestimento del 2012 (ricollocazione delle opere in ordine cronologico, restyling degli allestimenti e degli ambienti, grazie al progetto PICCOLI GRANDI MUSEI dell’Ente CRF). Tali operazioni hanno notevolmente migliorato la fruibilità e lettura del Museo, ed oggi, esso, è interamente accessibile.

Inoltre, grazie, al progetto #VISITLUCIGNANO (www.visitlucignano.it), basato su punti informativi wireless, alimentati ad energia solare, il turista può ricevere informazioni immediate sul Museo, sul Paese e sul territorio. Se vorrà, poi, potrà condividere sui sociali network le foto e i momenti più belli della sua visita, semplicemente digitando l’hashtag #visitlucignano.

Tra le opere esposte, la più antica è una “Crocifissione” della seconda metà del Duecento, di scuola tosco-umbra, e dall’iconografia tipicamente bizantina, tra le più “curiose” una coppia di Cataletti funebri di MANIFATTURA SENESE e senese-aretina, interessanti testimonianze (anche perché ormai quasi interamente perdute) in terra d’Arezzo della religiosità al tempo della Controrifoma e dell’uso dei cataletti tra XVII e XVIII sec. nell’ambito delle confraternite.

Legata al reliquiario dell’Albero d’oro è la lunetta dipinta da Luca Signorelli, Luca Signorelli ( Cortona 1445 circa-1523), raffigurante S. Francesco che riceve le stimmate. La tavola rappresenta la scena della stimmazione con i raggi che, partendo dal Cristo/serafino colpiscono il santo, mentre Fra Leone osserva atterrito la scena in uno scenario che allude alla rupe della Verna.

Tra le altre opere d’ambito senese conservate, segnaliamo di Pietro di Giovanni d’Ambrogio, (1409 c.-1449), San Bernardino (1448), raffigurante il Santo che ammonisce al disprezzo delle cose terrene e tiene sotto i piedi le mitrie, simboli del potere ecclesiastico, messo in evidenza dal contrappunto dei colori blu ed oro nello sfondo. La critica ha definito unanimemente questo dipinto, un vero capolavoro.



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