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La Valdichiana

Tale regione, come noto, prende il nome dall’antico fiume Clanis, che in periodo etrusco e romano scorreva da Arezzo verso sud fino ad immettersi nel Paglia ed infine nel Tevere ed è, oggi, amministrativamente divisa, nell’ambito della Toscana, tra le Provincie di Arezzo e di Siena.

L’omogeneità geografica, la posizione strategica della Valle che ebbe sempre la funzione, per via fluviale o terrestre, di fungere da punto di raccordo, in età etrusca, tra i centri di Arezzo, Cortona, Chiusi, Perugia e Orvieto oltre che, naturalmente, tra le culture emiliane e l’area laziale, il successivo impaludamento del Clanis e le grandi opere di bonifica medicee o lorenesi, con il conseguente e nuovo paesaggio agrario, obbligano tutti quelli che intendano fornire un’idea completa e complessa della storia di questo territorio, a fornirne un’illustrazione a 360 gradi.

E’ un dato ormai acquisito infatti che le dinamiche del popolamento di tale territorio, puntellato da centri minori e città, si ripeta, inalterato nei secoli, dall’Evo antico fino all’età moderna, così che di ogni insediamento è possibile seguire l’evoluzione urbanistica e storica nell’arco dei secoli.

La Valdichiana è, tra gli autori antichi, il granaio di Roma. È, anche, di rimando, una valle pestifera, almeno fino all’avvento della Bonifica: basti ricordare i celebri versi di Dante sul lento mover della Chiana, la nota traversata in barchino di Margherita da Cortona, o avere in mente la celebre carta di Leonardo da Vinci che ci mostra un territorio alla sua epoca completamente impaludato. In questo senso è, anche, luogo di precursori della scienza moderna (quali Ristoro di Arezzo), di scienziati veri e propri (come Francesco Redi) ed oggetto privilegiato degli studi prima teorici (quali quelli di Giovanni Targioni Tozzetti) e delle successive applicazioni pratiche tese a ridare salubrità alla valle, sulla spinta dell’illuminato governo del Lorena e dell’Accademia dei Georgofili: così le fattorie granducali, le leopoldine, le colture specializzate del baco da seta, della barbabietola, del tabacco, fino alla vite oggi coltivata con criteri avveniristici, si configurano come atti precisi di un rigoroso piano di valorizzazione del territorio.

Nell’immaginario dei precursori del Grand Tour, equivale ad un giardino incantato, se solo si ripercorrono le celebri frasi di Goethe sulla Valdichiana: "Non è possibile vedere campi più belli; non vi ha una gola di terreno la quale non sia lavorata alla perfezione, preparata alla seminazione. Il formento vi cresce rigoglioso, e sembra rinvenire in questi terreni tutte le condizioni che si richieggono a farlo prosperare".

Almeno dal 1500 la Valdichiana ha contribuito inoltre, in maniera concreta alla riscoperta degli Etruschi, con le eclatanti scoperte della Chimera, dell’Arringatore, della Minerva, dei bronzi di Brolio e di Montecchio Vesponi, degli idoli del Falterona, del lampadario di Cortona, delle necropoli di Lucignano e Foiano della Chiana, dell’altare del tumulo II del Sodo e della tabula Cortonensis, con una prima Accademia, quella etrusca di Cortona, capace di ridare impulso a livello europeo nello studio di questa antica civiltà, che fu volutamente legata, a livello ideologico, alla casata dei Medici. Cristianizzata fin dai primi secoli dopo Cristo, la valle vide fin dall’alto Medioevo un enorme sviluppo di chiese e monasteri, facile luogo di committenza e di attrazione per artisti e maestranze di altissimo profilo, che esplosero in pieno Umanesimo e Rinascimento, con opere di Beato Angelico, Piero della Francesca, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta, ma continuarono anche successivamente nel Barocco, con Pietro da Cortona, fino ad arrivare a giganti della contemporaneità, come Gino Severini.

Di tutte queste ricchezze danno conto i centri di Cortona, Comune di Castiglion Fiorentino, Marciano, Civitella, insieme a Monte San Savino, Lucignano, Foiano della Chiana, Arezzo ed i loro Musei.

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